
MILANO - La strage che costò la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e a tre uomini della loro scorta oggi è una targa sull'autostrada, che quasi neppure balza agli occhi degli automobilisti che sfrecciano veloci nel tratto della Palermo-Mazzara che collega il capoluogo siciliano con l'aeroporto di Punta Raisi. Ma il giorno in cui Giovanni Brusca premette il pulsante che fece esplodere il tritolo con cui era stato imbottito un canale sotto al manto stradale ha segnato forse la svolta nella storia della lotta alla mafia. Era il 23 di maggio 1992, 15 anni fa. Pochi mesi più tardi, il 19 luglio, la stessa sorte di Falcone sarebbe toccata all'altro magistrato in prima linea nella lotta a Cosa Nostra, Paolo Borsellino, ucciso sempre con il tritolo, davanti all'abitazione della madre, in via D'Amelio.
L'ANNTIVERSARIO - A quindici anni di distanza i protagonisti di quelle stragi sono finiti tutti in carcere: Brusca, l'uomo che azionò il telecomando facendo saltare in aria l'auto del magistrato; Totò Riina, il gran capo di Cosa Nostra, arrestato dalla squadra del Capitano Ultimo; e Bernardo Provenzano, catturato lo scorso anno dopo una latitanza quarantennale. La lotta alla mafia non è certo finita, ma quella stagione è forse alle spalle. E come ha ricordato anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli attentati avvenuti nella stagione 1992-1993 (tra le altre le esplosioni alla torre dei Georgofili a Firenze) fu quello il momento più alto dell'attacco allo Stato da parte delle cosche.
«L'ITALIA REAGI'» - «La violenza efferata con cui si colpì uno dei più combattivi e moderni magistrati impegnati nella lotta alla criminalitá organizzata - ha scritto il capo dello Stato in una lettera a Maria Falcone, sorella del giudice -, replicandosi poi nel criminale attentato a Paolo Borsellino, innescò nel Paese una reazione ferma e diffusa, avviando con il concorso della magistratura e delle Forze dell'Ordine, una feconda stagione di contrasto alle vecchie e nuove forme di penetrazione e di presenza della mafia. Questa battaglia -aggiunge il Capo dello Stato- va ripresa e sviluppata, con l'impegno di tutte le forze politiche e sociali e con la partecipazione convinta dei cittadini.»
Ma Napolitano non ha niente di meglio da fare che dire stronzate... quando mai c'è stata una ferma e diffusa reazione in Sicilia, la mafia decide pressochè tutto, non bastasse la Sicilia, nella sua Napoli la camorra decide pressochè tutto (inceneritori docet). Come si fa a parlare di paese? quale il nord o il sud, perchè non mi pare sia il nord a dovere reagire, e come si fa a parlare di reazione? ma quale? ma che parli con la gente del sud, con l'omertà, con i concorsi assegnati ad autisti senza patente, con il lavoro nero acclamato e accettato....
Ma Napolitano non ha niente di meglio da fare che dire stronzate... quando mai c'è stata una ferma e diffusa reazione in Sicilia, la mafia decide pressochè tutto, non bastasse la Sicilia, nella sua Napoli la camorra decide pressochè tutto (inceneritori docet). Come si fa a parlare di paese? quale il nord o il sud, perchè non mi pare sia il nord a dovere reagire, e come si fa a parlare di reazione? ma quale? ma che parli con la gente del sud, con l'omertà, con i concorsi assegnati ad autisti senza patente, con il lavoro nero acclamato e accettato....
1 commento:
ciao dear matte, iniziando a leggere pensavo che ti eri bevuto il cervello.....salvato in corner con l'ultimo pensiero!
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